I Marchesi Incisa della Rocchetta sono fra i protagonisti della storia d’Italia, dall’alto Medioevo fino all’affacciarsi dell’età barocca e oltre. Mario Incisa della Rocchetta nasce a Roma nel 1899 da famiglia piemontese, studia agraria a Pisa e coltiva fin da subito una forte inclinazione per l’agronomia, con il sogno, già negli anni Venti, di trovare la perfezione nell’agricoltura e nel rispetto della Terra. Si trasferisce in Maremma negli anni ‘40 dopo aver sposato Clarice della Gherardesca nel 1930, discendente di una delle famiglie più antiche della Toscana, quella del conte Ugolino cantato da Dante nella Divina Commedia. Il Marchese intuisce subito che si tratta di uno dei più straordinari biotipi dell’Europa mediterranea e inizia a sperimentare alcuni vitigni francesi, concludendo che il cabernet, di fatto così lontano dalla tradizione toscana e piemontese, rispettivamente del sangiovese e del nebbiolo, “ha il bouquet che stavo cercando”.
È così che, grazie alle prime marze avute dai Duchi Salviati di Migliarino (nei pressi di Pisa), impianta nei terreni che dalla rocca di Castiglioncello degradano in dolci colline fino al mare il primo vigneto di cabernet sauvignon, siamo nei primi anni 40. Sappiamo, in realtà, che accanto ai cabernet (sauvignon e franc), i vitigni impiegati nel primo impianto erano vari e spaziavano dal canaiolo al ciliegiolo a varietà a bacca bianca. La selezione massale, orientata al solo utilizzo del cabernet sauvignon, arriva in epoca più recente tra il 1960 e il 1968
L’antica e splendida terra che Clarice della Gherardesca riceve in eredità è un parco mediterraneo disteso fra la collina dell’eremo-fortezza di Castiglioncello e la costa di dune e padule.
Una proprietà di 2.500 ettari nel cuore della Maremma che si estende su una superficie di 13 chilometri dalla collina al mare e corre lungo il celebre viale di cipressi.
Una sensazione di pace accompagna Tenuta San Guido in tutta la sua estensione: dai tomboli di sabbia creati dalla brezza marina, tra i lecci e i frassini che ombreggiano il padule, fino al viale dei cipressi. Quei famosi cipressi letterari che, solcando uliveti, campi coltivati e piste dei cavalli, conducono alla porta di Bolgheri. Poi, voltando a destra, la strada Bolgherese che dà accesso alle vie impervie, e finalmente, immerso in un vasto bosco di macchia mediterranea, Castiglioncello di Bolgheri, la culla del Sassicaia.


