L’Aietta

Aietta è una cantina piccola, autentica, scavata nella roccia e immersa in un angolo di Montalcino che profuma di memoria contadina. Francesco non è solo un vignaiolo: è un custode di verità, un artigiano d’altri tempi, un uomo che vive il vino con amore profondo.

Questa azienda probabilmente é la  più piccola di Montalcino.

Siamo appena sotto le mura del borgo, su una strada ripida che scende verso un piccolo vigneto ad anfiteatro esposto a sud-ovest. Poco prima si trova la cantina, disposta su due livelli: sopra la vinificazione, sotto l’affinamento e lo stoccaggio.

La storia della sua azienda nasce da un piccolo appezzamento di mille metri quadrati proprio sotto alle mura di Montalcino (oggi, tra scassi e ampliamenti, è diventato mezzo ettaro), acquistato dal padre nel 1995. Ma come mai Francesco arriva nel mondo del vino? Classe 1983, inizia ad appassionarsi all’agricoltura e nel ’97 si iscrive all’istituto agrario, iniziando a fare pratica sui filari abbandonati del terreno di famiglia. Di questi, in seguito, si scoprì che erano iscritti a Brunello.

 

L’azienda nasce nel 2001, quando Francesco decide di coltivare un appezzamento di famiglia. Il nome “L’Aietta” deriva da un terrazzamento del vigneto chiamato “Aia”, dove si organizzavano feste e ritrovi.
Francesco ha restaurato i muretti a secco e piantato tutto ad alberello – scelta quasi obbligata. Basta vedere le foto per capire la fatica. Oggi si cammina tra i filari circondati da boschi, silenzio e una biodiversità mozzafiato. Il dislivello tra la prima e l’ultima vite supera i 100 metri.

Oltre a questo appezzamento (unico iscritto a Brunello), coltiva altri vigneti in zone diverse di Montalcino, tra cui uno a sud e uno a est, dove sorgerà la nuova cantina. Ma l’idea resta chiara: essere un piccolo produttore, coerente con sé stesso.

Francesco è un tuttologo del vino: vigna, cantina, degustazioni, vendita. Ha iniziato in modo convenzionale, è passato al biologico e ora guarda alla biodinamica, frutto di anni di studio e confronto. Per alcune lavorazioni usa anche il cavallo, in collaborazione con La Piombaia e Villa Cipressi.

La cantina è una tana del vino: piccola, vera, piena di bottiglie, cartoni, botti, passione.
Iniziamo la degustazione con il metodo classico rosé a base Sangiovese, affinato in anfora: fine, strutturato, fresco, armonico. Lo beviamo a temperatura di cantina e… finisce troppo in fretta.
I suoi vini sono puliti, precisi, vivi. Raccontano il terroir e il carattere del vignaiolo. Gli assaggi dalle botti e dalle bottiglie si susseguono in un pomeriggio felice, che mi ricorda perché amo il vino e la condivisione.

Brunello e Rosso sono esempi perfetti di come si possano fare grandi vini senza chimica, senza tecnologia esasperata, solo con onestà e lavoro. Sono vini senza difetti, verso quella perfezione che è il cruccio di Francesco. Ma soprattutto, sono identitari.