Andrea Pilar

La cantina e le vigne del progetto Andrea Pilar si trovano in una zona di confine: un’Umbria diversa da quella che siamo abituati a immaginare, in odor di Toscana ma ben radicata sulle sue radici. Le colline patinate e regolari di altre zone, la dolcezza del paesaggio delle cartoline e le immagini confortanti qui lasciano spazio a vedute aspre, selvagge, scoscese e a tratti ripide, dove le valli, i corsi d’acqua, i campi e le vigne strappano a fatica il paesaggio ai boschi, lasciando intravedere, qua e la, bellissimi borghi e antichi castelli.

Benvenuti nell’Alta Umbria, dove il verde è più verde, intenso e scuro, a marcare una discontinuità che fa presagire un carattere a sé stante e un’identità fortissima. Il fiume Niccone accompagna il corso delle vigne, le altezze regalano un clima dilatato che trasmette ai vini profumi inebrianti e sapori veri.

Questa parte dell’Umbria, tanto affascinante quanto incontaminata, gode di un microclima particolare: le colline estremamente ventilate scacciano le nebbie, mentre gli inverni sono decisamente freddi e le primavere miti. In estate luce e sole irradiano le vigne senza eccessi, così che le uve possono maturare gradualmente, senza stress, chiudendo il cerchio di un clima dai tratti continentali.

Facile immaginare, in estate e durante la vendemmia, escursioni termiche notevoli, ideali per uve e vini profumati, di grande freschezza e godimento.

Il resto lo fanno i suoli: alluvionali, di medio impasto, ricchi di scheletro e ciottoli, moderatamente calcarei e con bassa percentuale di argilla. Condizioni complessive che garantiscono maturazioni tardive delle uve, capaci di esaltare aromi e acidità anche nelle annate più calde.

Il corpo dei vigneti è diviso in varie parcelle, sostanzialmente classificate in tre gruppi, in base all’età e alla posizione. Le vigne più vecchie risalgono al 1998 e sono in piena produzione. Le altitudini vanno dai 250 ai 400 metri.

Al Pinot Nero sono dedicate le vette collinari più alte e ventilate. Altre varietà di riferimento sono legate alla tradizione più antica, come nel caso di Sangiovese, Malvasia Nera, Ciliegiolo e Montepulciano, o a quella più recente, a partire dal Syrah (Cortona è a una passo). Tra i bianchi primeggiano Grechetto, Malvasia Bianca e Friuliano, a ricordare come la zona sia stata frequentata, nel dopoguerra, da diversi fattori arrivati da nord.

Le uve, allevate con la massima cura, raccolte in genere da metà settembre a metà ottobre, vengono selezionate parcella per parcella e immediatamente portate in cantina.

Le fermentazioni sono assolutamente naturali, con soli lieviti indigeni, effettuate in diversi tini di acciaio e in quelli troncoconici di rovere da 40 hl. In questi ultimi contenitori (ben 10 in tutto) avviene anche la fermentazione malolattica e l’affinamento.

In cantina tutto avviene in maniera semplice, rigorosa ma senza scorciatoie né artifici. La maturazione dei vini segue le stesse regole: sia che avvenga in acciaio, cemento o legno, deve accompagnare il frutto e il carattere del terror senza prevaricarlo.

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